Detestare Christopher Weingarten è indie. Sì, una delle ultime cose a esserlo ancora. Il giornalista di Rolling Stone USA, Village Voice, SPIN e chissà che altro sa come rendere la sua oratoria avvincente: scatenando nell'ascoltatore l'irresistibile impulso di prenderlo a schiaffi nonostante stia dicendo cose interessanti. Qualche settimana fa a New York si è esibito in una conferenza dall'umile titolo “Twitter & The Death Of Rock Criticism II: Music is math” (http://tinyurl.com/yyrsaaz). Incolpare interamente i vari social network e Hype Machine di come vanno le cose nell'industria musicale è sciocco (vedi la brillante risposta da parte del sito, a firma di Zoya Feldman http://tinyurl.com/3739gqg), ma la provocazione coglie qualche aspetto importante. La presunta necessità di velocità che ha sopraffatto il “parlare di musica oggi” è innegabile, ed è anche la stessa che ha sempre più assottigliato il confine tra chi scriveva di musica e chi la fruisce, rendendo l'attenzione una risorsa in via di rapido esaurimento. Ma la velocità è anche un mezzo comodo per sottrarsi alla quotidiana sovrabbondanza di informazioni. Quante recensioni leggete fino alla fine? Quanti titoli di canzoni di album usciti nell'ultimo mese ricordate? Viene voglia di fare la voce da Arbasino dell'indie e tirare fuori i ricordi “degli anni buoni”, quando l'etichetta “alternative” rappresentava una complessa somma di atteggiamenti politici ed estetici. Qualcosa di quell'energia l'ho ritrovata nei Nana Grizol, da Athens, Georgia. Potrebbero piacere ai fan degli Okkervil River: stessa urgenza vibrante, con un impatto più ruvido e un sound arricchito da quella che era la sezione fiati dei Neutral Milk Hotel. Ruth, loro secondo album esce per Orange Twin, collettivo che si dedica non solo all'autoproduzione discografica, ma è anche una sorta di comune, un vero e proprio villaggio fuori Athens, impegnato nella coltivazione della terra e nella conservazione dei boschi. Alla faccia degli hipster.[tra le recensioni]
We Are Scientists – Barbara (Pias)
Purtroppo sopra il ritornello di Rules Don’t Stop Me, primo singolo estratto dal nuovo album dei We Are Scientists, non ho potuto fare a meno di cantare quello della sigla di Mazinga. E se sei vecchio abbastanza per ricordartela, allora è anche probabile che non ti serva a molto questo disco, né che tutto sommato ti dia troppo fastidio. Ma quanto è difficile non assumere un antipaticissimo tono accondiscendente nei confronti di queste dieci canzonette? In fondo Barbara è un discreto disco di quell’indie rock da NME che, per la sua maggior parte, chiede soltanto di essere ballato e assecondato con energia e coretti: se il massimo che puoi concedergli è una bonaria tolleranza lascia perdere, è una questione anagrafica. Il duo newyorkese, per l’occasione affiancato dalla batteria di Andy Burrows (ex Razorlight), dichiara l’intenzione di "return to the stripped-down sound of the band’s debut". Ciò non toglie che non siano molte le melodie capaci di restare nella memoria. Molto meglio quando il principale obiettivo sembra essere il dancefloor, come in Nice Guys e Break It Up.Teenage Fanclub – Shadows (Merge)
Quando è uscito l’ultimo album dei Teenage Fanclub, Man-made, non esisteva ancora la maggior parte dei social network a cui sei iscritto oggi. Sarà curioso vedere se e come la musica veloce che si vive nel presente fagociterà questa decima prova della longeva band scozzese. Se saprà darle la luce che merita o se invece la dimenticherà nel giro di un paio di download, poco incline a confrontarsi con un suono che assume la forma del classico, senza ironia né ammiccamenti, anzi calcando la mano sulle tinte emotive (The Fall o Dark Clouds). Ancora una volta si citano i numi tutelari dei “Fannies”: Byrds, Neil Young, Beach Boys, Big Star... Detto questo, si impone la scelta: lasciarsi addolcire la vita da canzoni morbide come Sweet Days Waiting, magari concedersi un sorriso immacolato con Baby Lee, oppure saltare una traccia dopo l’altra senza trovare “nulla di nuovo”, rincorrendo l’istante dell’ascolto senza mai afferrarlo? Si scrive spesso che i Teenage Fanclub sono dei “classici”, che il loro suono è “fuori dal tempo”. In fondo, è un modo come un altro per parlare della bellezza.
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