"Io alla reunion dei Pavement non ci vengo". È una delle tante battute del Blog dell’Indie Snob, raccolta di intuizioni, paradossi e frasi sentite nell’ultima fila di qualche concerto, capaci di strappare più di un sorriso per come inquadrano in una riga personaggi e scene che ci sono ormai familiari. A dire il vero, sarebbero già passati cinque anni dalla pubblicazione del Rock Snob's Dictionary di Kamp e Daly, e molta musica è passata per i nostri iPod. Eppure il giochetto sembra funzionare ancora. O forse funziona solo perché siamo nella piccola e lontana Italia, dove il cosiddetto “indie” vive una vita tutta sua, in differita e in scala ridotta. Per dare un’occhiata a cosa succede negli altri Paesi, sul buon vecchio Pitchfork Marc Hogan cura l’indagine "What's the Matter With Sweden?", analizzando le varie politiche di finanziamento degli artisti e delle etichette discografiche in giro per il mondo: dalla Svezia al Canada, passando per i problemi delle band USA con l'assistenza sanitaria (e indirettamente gettando una nuova luce proprio sulla reunion dei Pavement). Anche all’estero, però, non se la passano sempre bene, né sono immuni dal provincialismo. Se ancora non avevate preso confidenza con un genere nato ieri come la chillwave (vedi Indiepercui di gennaio) potete anche lasciar perdere: Jon Pareles sul New York Times decreta che ha già fatto il suo tempo: “it’s recession-era music: low-budget and danceable”. Un’altra osservazione è però interessante: si tratterebbe di una delle strategie di adattamento delle band a quest’epoca in cui il pubblico ha sempre meno tempo e attenzione da dedicare loro. Come dire: ora che è tutto è indie, provateci voi a fare del buon pop. Una band che ci sta riuscendo a meraviglia sono i Twin Sister, sound delicato ed elegante, tra Stereolab, Cocteau Twins e suggestioni Seventies. Davvero da tenere d’occhio, come dicono gli snob.[tra le recensioni]
Canadians - The Fall Of 1960 (Ghost Records)
Il secondo album dei Canadians conferma tutto il loro amore per Weezer e Death Cab For Cutie, e riesce anche a superare il precedente A Sky With No Stars in quello che deve essere il vero obiettivo della band veronese: finire nella colonna sonora di qualcuno dei nostri telefilm adolescenziali preferiti. Tra chitarre piene, melodie felici da fischiettare al volante e qualche ballata più emotiva per le ragazze che fanno le foto sotto al palco, l'album fila via che è un piacere, tutto diritto fino alla strada per la spiaggia. Menzione d’onore per Kim the Dishwasher, forse il loro pezzo più epico / Grandaddy / Yuppie Flu di sempre.
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