domenica 1 novembre 2009

Indiepercui #13 - (Rolling Stone n.73 - novembre 2009)

La cosa più “indie” in assoluto che mi è capitato di vedere nelle settimane passate sono state le reazioni alla notizia che i Pavement (www.crookedrain.com) si sarebbero riformati. Fino all'altro ieri, diciamo fino alle ristampe della loro discografia in cofanetti deluxe curati dalla Matador (stanno così bene sui nostri Benno), i Pavement fluttuavano inviolati in quel firmamento di nomi che si citano sparsi nelle recensioni al solo scopo di colorare con un po' di prestigio illustri sconosciuti suonatori di chitarra. Da un momento all'altro, da quando BrooklynVegan e Pitchfork per primi avevano dato per sicura la notizia che, dopotutto, anche la band di Malkmus e soci avrebbe ceduto alla tante lusinghe che una reunion può offrire, si è scatenato un putiferio. Va bene, un putiferio abbastanza circoscritto ma non meno sintomatico. Da chi ha voltato le spalle alla propria adolescenza con un secco “non me ne potrebbe fregare di meno”, a chi si è sentito deluso perché “anche i Pavement si sono sputtanati”; da chi come il critico musicale Everett True li ha liquidati con un “they were crap by the time they split”, a chi come Chris Weingarten (Village Voice, Rolling Stone USA) all'improvviso salta fuori con la teoria per cui, avendo fatto diventare cool sembrare annoiati nei Novanta, è stata colpa dei Pavement se un'intera generazione di musicisti si è poi rovinata e persa. Per l'indie, qualunque cosa sia diventato oggi (compreso una specie di nuovo e nevrotico mainstream, come lo si intendeva all'epoca in cui i Pavement suonavano ancora assieme), potrebbe valere una rivisitazione della celebre battuta di Groucho Marx utilizzata da Woody Allen all'inizio di Io e Annie: non vorrei mai fare parte di una nicchia che accettasse me tra i suoi fan. Quasi nessuno finora ha parlato di come potrebbe essere oggi la musica dei Pavement, se faranno la figura di una cover band o se ci illumineranno con lampi di futuro come sono stati capaci di fare per una manciata di anni. Staremo a vedere (ben attenti a farci vedere a nostra volta).

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